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    Evento organizzato dall’Associazione musicale e culturale “Euterpe”

    “PORTA IL TUO PENSIERO DI PACE”

    l’Associazione musicale e culturale “Euterpe”, attiva ad Angri da diversi anni, ha organizzato, con il patrocinio del Comune, lo scorso 31 ottobre ‘25, un evento molto interessante dal titolo “Porta il tuo pensiero di pace”.

    I relatori hanno condotto i loro interventi con semplicità e passione, a cominciare dalla professoressa  Rosa Spagna, ex Dirigente scolastica, che ha parlato della Costituzione italiana, nella sua globalità, soffermandosi ovviamente sugli articoli che riguardano la posizione dell’Italia nei confronti della guerra: Articolo 11, che stabilisce il “ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, promuovendo la pace tramite la limitazione della sovranità per favorire le organizzazioni internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. L’Articolo 52 poi, definisce la difesa della patria come un sacro dovere del cittadino, implicando la facoltà di ricorrere alla legittima difesa. La professoressa Spagna, insomma, ci ha riportato alla memoria ciò che molto spesso viene dimenticato e cioè che le guerre non dovrebbero proprio esistere dal momento che, a livello internazionale, esistono gli strumenti per evitare conflitti e pervenire ad accordi diplomatici che consentano la convivenza pacifica tra i popoli.

    È seguito un momento molto intenso di poesie sulla pace, composte e declamate dalla stessa autrice, la professoressa e poetessa Giovanna Scutiero. In un’atmosfera di sentimenti ed emozioni, si è percepito il danno che le guerre portano all’umanità e all’ambiente. L’assessora alle Politiche Sociali, Maria D’Aniello, ha portato i saluti del sindaco e ha fatto una personale riflessione sulla pace. Ha sottolineato che bisogna puntare sui giovani, bisogna insegnare loro la grammatica della pace, perché il loro futuro sia di speranza e di pace, non funestato da guerre. Successivamente è intervenuta la professoressa Immacolata Cristina Barbella, che ha portato la sua riflessione sulla pace. Questo termine, ha detto, una volta era univoco e si intendeva “assenza di conflitti armati tra popoli o nazioni” e quindi periodo di concordia, di sereni rapporti tra popoli. Ma oggi questo termine è diventato ambiguo, se non addirittura ingannevole, in base al “contesto” al quale si riferisce oppure all’aggettivo che spesso definisce il tipo di pace, per cui bisogna andare “oltre” l’enunciazione della parola per capire se il concetto che essa esprime è veritiero oppure no se chi la usa (la parola pace) vuole ingannarci facendoci credere ciò che non è. A sostegno di ciò, ha elencato tre tipi di “pace” che vengono contraddette dalla realtà: 1) quello in ambito prettamente bellico, il cosiddetto “Piano di pace”; 2) la pace fiscale; 3) la pace sociale.

    Sul primo, la professoressa sostiene che, intanto, c’è una contraddizione in termini: una guerra si fa tra due (o più) eserciti, a Gaza c’è stato, da parte di un gruppo terroristico, Hamas, un attentato orrendo, inumano, con 1200 vittime, al quale è seguita un’aggressione militare generalizzata che ha volontariamente e indiscriminatamente puntato a bersagli civili, uomini, donne e soprattutto bambini, determinando più di 60.000 vittime. Quando Gaza è stata sufficientemente distrutta, si è attivata, con la “benevolenza” di Trump, la “farsa della pace”, il “Piano di pace”, appunto, che, come già si sapeva, era solo una “tregua”, ma ancora lontana dal concetto “vero” di pace.

    La pace fiscale è un espediente per non far pagare le tasse a chi, pur guadagnando bene, preferisce, senza vergognarsene, non pagarle, dimenticando che dalle entrate di tasse e tributi vari, lo Stato finanzia la Sanità nazionale, il sistema scolastico pubblico ed anche, in parte, quello privato, le pensioni e tutti i servizi al cittadino. La “Rottamazione” (che è arrivata al suo quinto decreto, perché è stata riproposta anche nella finanziaria 2025-26) non ha mai dato i frutti sperati (per vedere dati precisi sui crediti non riscossi dallo Stato, rinvio al sito ://www.corteconti.it), ma, anzi, ha creato un clima molto negativo nella popolazione, tra coloro che le tasse le pagano “a monte” perché vengono sottratte dallo stipendio e coloro che hanno un reddito che non può essere controllato dall’Agenzia delle Entrate, determinando un senso di ingiustizia e di disuguaglianza nei cittadini, motivo di conflitto e di risentimento strisciante.

    Strettamente connessa alla precedente c’è la “pace sociale”: anche questa diventa un ossimoro se si rileva che, all’interno della società, non ci sono le “premesse” per realizzare questo tipo di pace. Infatti, la pace sociale si configura come assenza di conflitti all’interno della comunità, ma anche come “presenza” di rispetto reciproco tra cittadini e Stato, di giustizia e applicazione dei diritti umani fondamentali (cosa che non viene praticata nei confronti degli immigrati, dei senzatetto, degli “invisibili”, ecc.). La pace sociale presuppone che ci siano interazioni tra le parti sociali e il governo, per appianare divergenze o disaccordi attraverso la mediazione e il dialogo, al fine di promuovere il benessere collettivo attraverso l’equa distribuzione di risorse e di opportunità. Oggigiorno questo non avviene. Solo con la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione del bene pubblico si può sperare in una società più giusta, più inclusiva, più sana e più “pacifica”.

    Dopo la relazione sull’ambiguità della parola “pace”, ha preso la parola la professoressa Maria Pia Cellerino, docente di Conservatorio nonché Direttore Artistico dell’Associazione “Euterpe. La professoressa ha dato la sua “impronta” personale a tutto lo svolgimento della serata, perché ha fatto sì che l’ intervento di ogni relatore fosse preceduto da una esecuzione musicale dal contenuto attinente all’argomento: ad esempio abbiamo ascoltato il “Rap della Costituzione” prima della trattazione sulla Costituzione; la canzone “What a wonderful world” di Louis Armstrong prima della declamazione di poesie sulla pace; “Give peace a chance” di John Lennon prima dell’intervento sull’ambiguità del termine “pace”, ecc. La professoressa Cellerino ha sottolineato che la musica è veicolo di pace, perché ha il potere di unire rappresentanti di ogni nazione, anche di quelle in lotta tra loro, perché la musica adotta un linguaggio che va diretto al cuore delle persone e le unisce attraverso sentimenti di fraternità e di collaborazione. Ha anche spiegato il contenuto delle canzoni, il linguaggio musicale, l’uso del ritmo, dell’intercalare di note alte e basse, cosicché si è data al pubblico la possibilità di capire appieno il senso di tutto ciò che si è ascoltato.

    Dulcis in fundo, Fra Luigi D’Auria ha portato il suo pensiero di pace che, essendo lui un frate francescano, non poteva che riferirsi a San Francesco. Da giovane Francesco era andato in guerra e aveva combattuto con le armi per la sua città, prima di pervenire alla consapevolezza che la guerra non porta pace e convincersi che la pace si può ottenere solo con la tolleranza, col dialogo e con la forza e il coraggio di fare del “Bene”. Non a caso il motto di San Francesco è “Pace e Bene”. Il pubblico ha mostrato coinvolgimento e gradimento, per cui ci si augura la promozione di altre serate come questa, trattando argomenti di una certa complessità in un’atmosfera di leggerezza, di armonia ma anche di stimolo all’impegno civile per una società migliore, veramente “pacificata”.

    C. B.

    www.associazioneeuterpeangri.com

    associazioneeuterpeangri@gmail.com

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