Riceviamo e pubblichiamo
Non sono ancora terminati i tempi supplementari della “partita” bonus ZES Unica Mezzogiorno investimenti 2025 (vedi nota sotto) che è già tutto pronto per il fischio d’inizio di altre due agevolazioni.
“Complice” la Legge di Bilancio per l’anno 2026, che ha prorogato il credito d’imposta ZES unica Mezzogiorno agli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028 e quello relativo alla ZES unica Agricoltura.
Se focalizziamo l’attenzione sul primo credito, quello cosiddetto “generalista”, notiamo che l’attento legislatore, con la Legge di Bilancio 2026, ha prorogato anche per il 2026 il credito d’imposta ZES unica Mezzogiorno.
In particolare, la disposizione originaria (D.L. n. 124 del 2023) aveva introdotto per l’anno 2024 (ora prorogato al 2028) il credito d’imposta per investimenti nella ZES unica a favore delle imprese che avrebbero effettuato:
1) l’acquisto (diretto o in leasing) di nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie destinate a strutture produttive già esistenti o che vengano costituite nella Zes;
2) l’acquisto di terreni e acquisizione, realizzazione ovvero ampliamento di immobili strumentali agli investimenti.
Con l’importante precisazione che sono previste le seguenti ulteriori condizioni:
a) il valore dei terreni e degli immobili non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato;
b) non sono agevolabili i progetti di investimento di importo inferiore a 200.000 euro.
Ad esempio, nel caso di un investimento che prevede un costo di 400mila euro per l’acquisto dell’immobile e 600mila euro per impianti, macchinari ed attrezzature varie, le spese ammissibili complessive ammontano a 1 milione di euro senza alcun “taglio”.
Diversamente, nel caso di un investimento che prevede un costo di 600mila euro per l’acquisto dell’immobile e 400mila euro per impianti, macchinari ed attrezzature varie, le spese ammissibili subirebbero una riduzione, dal momento che non viene rispettato il limite del 50%.
Nello specifico, la spesa ammessa al contributo sarebbe, nel secondo caso, pari a 800mila euro, ossia 400mila euro per impianti, macchinari e attrezzature varie e 400mila euro per l’immobile.
Se si scende ancora più nel dettaglio del bonus, va evidenziato che la misura (massima) del credito d’imposta varia in relazione alle regioni, alle dimensioni dell’impresa ed all’importo dell’investimento.
Se puntiamo il faro sulla Campania, per investimenti che non superano i 50 milioni di euro, avremo che le imprese, in base alla dimensione, potranno ricevere il seguente contributo massimo teorico:
In teoria, una piccola impresa campana, a fronte di un investimento di 1 milione di euro, potrebbe contare su un credito d’imposta “teorico” di 600mila euro, per niente male.
È legittimo quindi chiedersi: perché “teorico”?
Ciò dipende da tre fattori: importo degli investimenti effettuati, credito d’imposta teorico richiesto e, soprattutto, budgetmesso a disposizione dal Governo.
Infatti, a fronte degli investimenti effettuati nel 2025 le imprese, possono (al momento) contare sul 60,33% del credito teorico, e potrebbero ottenere un 14,67% in più, portando il credito d’imposta al 75% del massimo “teorico” spettante.
Per una piccola impresa ubicata in Campania il credito d’imposta aumenterebbe quindi (alla fine dei tempi supplementari) al 45%, ossia il 75% del 60%.
Una percentuale accettabile, ma pur sempre inferiore al 60%, che almeno al momento sembra una chimera per le imprese che hanno effettuato investimenti dal 1° gennaio 2025 al 15 novembre 2025.
Per quanto concerne l’iter operativo, il recentissimo Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate dispone che per comunicare l’ammontare delle spese ammissibili sostenute dal 1° gennaio 2026 e di quelle che si prevede di sostenere fino al 31 dicembre 2026 la finestra temporale per l’invio della (prima) comunicazione si parte il 31 marzo con termine il 30 maggio.
Per quanto riguarda, invece, la comunicazione integrativa, quella che attesta la realizzazione effettiva degli investimenti, i termini sono compresi tra il 3 e il 17 gennaio del 2027.
È solo il caso di ricordare che, oltre alla comunicazione integrativa, sarà obbligatoria una certificazione (rilasciata dal Revisore legale), in cui si attestano le spese effettivamente sostenute.
In definitiva, dopo un biennio (2024 e 2025) di rodaggio del credito d’imposta ZES unica Mezzogiorno dovuta ai molti “lacci e lacciuoli”, siamo al fischio d’inizio della partita del 2026, nella speranza di mettere (subito) in sicuro il risultato per non arrivare ai tempi supplementari, se non ai calci di rigore.

Alfonso Panariello
Gerardo Sessa
(Laureando in Economia)
