Lettera aperta di Lello Alfano, ex consigliere comunale
Sono passati più di 30 anni dal varo della Legge n. 81 del 1993 che ha introdotto l’elezione diretta del sindaco: una legge che mirava a garantire maggiore stabilità politica e amministrativa nonché una responsabilità diretta degli amministratori locali verso i cittadini.
La comunità angrese vive, come del resto l’intero Paese, un momento decisamente critico sul piano della partecipazione democratica e della selezione qualitativa della classe dirigente, a cui anche l’imminente voto del 24 e 25 maggio, per come vi si è arrivati, difficilmente potrà dare risposte soddisfacenti, visto che ancora una volta al 1º turno non si terrà conto della qualità e delle capacità dei candidati (ben 478) ma di altri fattori meno importanti (rapporti di parentela, economici, sanitari, ecc.!). La lettera aperta di Lello Alfano, che pubblichiamo volentieri, è quanto mai un utile appello per laici e/o credenti a riconsiderare il nostro modo di essere una comunità democratica.
«Siamo in tanti, troppi, ad essere afflitti dalla “sindrome dell’asticella”.
Su diversi temi si alza l’asticella delle aspettative in modo irrealistico, senza mai fare la fatica di cercare soluzioni concrete e praticabili
Ci sentiamo, così, “militanti” con la coscienza tranquilla, ma il bene comune non cresce e molti si allontanano da un integralismo inconsistente.
Si crede di aver dato vita ad esperienze di cittadinanza attiva, ma non si è assunta alcuna responsabilità della complessità, né si pensa lontanamente a formarsi per riconoscerla e affrontarla.
La sindrome dell’asticella isola chi davvero cerca soluzioni e non genera risposte – spesso frutto della sapiente arte di mediare (bellissima parola!) – e impedisce di sostenere scelte politiche difficili, impopolari, che guardano all’oggi e al domani e richiedono pertanto la responsabilità del cammino.
Quante volte abbiamo visto esperienze di associazionismo, anche generosissime, che rischiano di non costruire una cittadinanza attiva, e che sono isole felici in cui si è appagati dall’impegno, ma senza dimensione ‘politica’, come forma di carità.
Anche noi cattolici abbiamo il gusto di starcene al sicuro sotto l’ombrello di principi proclamati e valori non negoziabili per fuggire dalla complessità e dalla fatica di discernere nella realtà sociale le strade del bene.
Non ci sono ricadute di cambiamento strutturale sulle comunità, non c’è collaborazione di stimolo con le istituzioni, nessun coraggio nel fare discernimento per un cambiamento di bene, non si chiede alle persone di impegnarsi ad essere bravi cittadini ovunque e comunque, non c’è consapevolezza del fatto che le scelte quotidiane di ognuno di noi riguardano anche gli altri e la comunità: non parcheggiare dove non si può (“…ma era solo per un minuto…”); spostarsi di meno in auto; sentirsi responsabili degli arredi e del decoro urbano; fare la raccolta differenziata…
Tutto questo genera sfiducia nella comunità e in particolare verso le Istituzioni. E la democrazia è a rischio, perché essa si fonda proprio sulla fiducia nelle Istituzioni fatte dai cittadini stessi e su uno scambio di informazioni che aumenti la consapevolezza di un’opinione pubblica.
Allora consentitemi di rivolgere ad ognuno di voi, aspiranti amministratori, questa domanda:
come state costruendo il consenso?
Costruire un con-senso, un senso di marcia comune, su scelte che non riguardano solo interessi individuali o di parte, ma quello di tutti: ecco una vera cittadinanza attiva.
In questa epoca in cui l’individualismo corrompe la fiducia e rende tanto difficile confrontarsi sui fatti, servono svolta etica e formazione delle coscienze. Viviamo in tempi bui in cui le coscienze sono addormentate, stanche, e noi siamo sonnambuli erranti in una bolla di benessere che sta scoppiando. Anestetizzati dalla menzogna e assuefatti al mentire; siamo orfani di parole di senso che emozionano la ragione; siamo drogati da parole vuote che assecondano gli istinti.
È urgente investire in luoghi di partecipazione, innovativi e tradizionali, oltre che in scuole e nidi. È urgente realizzare una cittadinanza attiva che incarni una politica del prendersi cura dell’altro e degli altri in modo che si dia valore anche alle Istituzioni, di ogni grado, che oggi sono deboli, ma non sono da abbattere, come molti sciaguratamente vorrebbero. Piuttosto sono da rilanciare anche come baluardo alla violenza e alla barbarie.
Egregi candidati, chiedo, a ciascuno di Voi: siete propensi ad usare questo tempo della campagna elettorale anche per questo esame di coscienza? Riuscirete una volta eletti ad entusiasmarci per ideali concreti, che riguardino non solo “me”, ma un “noi” aperto ed umano? Ve la sentite di impegnarvi per farci vivere il tempo prossimo venturo come un tempo della responsabilità e della speranza attiva?
Lello Alfano




























