
Mio marito è morto prima di andare in pensione, i contributi che ha versato vanno persi?
Dubbi come questo ci permettono di chiarire il concetto di pensione indiretta, che cos’è, quali sono i requisiti e a chi spetta. Spesso mi viene chiesto: mio marito lavorava e aveva versato contributi per molti anni, ma è morto prima di andare in pensione. Che fine fanno i contributi versati all’INPS? Posso ricevere la sua pensione anche se lui non era ancora pensionato?
La risposta è Sì, ma solo se sono soddisfatti determinati requisiti. Quando a morire è una persona che non era ancora pensionata non si parla, tecnicamente, di pensione di reversibilità, ma di pensione indiretta ai superstiti. È molto comune utilizzare la parola “reversibilità” per indicare qualsiasi pensione riconosciuta dopo la morte del coniuge. Dal punto di vista previdenziale bisogna fare una distinzione tra pensione di reversibilità e pensione indiretta.
L’INPS definisce: pensione di reversibilità quella riconosciuta ai familiari superstiti di una persona che era già pensionata; pensione indiretta quella che può essere riconosciuta ai superstiti di un lavoratore assicurato che muore prima di essere diventato pensionato. Se quindi un marito muore a 60 anni mentre sta ancora lavorando, oppure dopo aver smesso di lavorare ma prima di avere ottenuto la pensione, la prima prestazione da verificare non è la pensione di reversibilità che spetta se la pensione era già in pagamento, bensì la pensione indiretta ai superstiti. Perché questa prestazione possa essere riconosciuta il lavoratore deceduto deve avere maturato una determinata anzianità assicurativa e contributiva e se i contributi non sono sufficienti per ottenere la pensione indiretta, non significa che non esista nessun’altra tutela, infatti in alcune situazioni è prevista l’indennità ai superstiti.
Vediamo quali requisiti devono essere soddisfatti affinché il coniuge superstite possa ottenere la pensione indiretta. Per il diritto alla pensione indiretta, l’INPS indica due requisiti alternativi (è sufficiente soddisfarne almeno uno). Al momento del decesso il lavoratore deve avere maturato almeno 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva; oppure almeno 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva, di cui almeno 3 nei 5 anni precedenti la morte. Questo significa, per esempio, che un lavoratore che muore dopo aver accumulato 20 anni di contributi può avere perfezionato il requisito dei 15 anni anche se negli ultimi anni non aveva più lavorato.
Ma può esserci diritto alla pensione indiretta anche con una storia contributiva molto più breve. Pensiamo a un lavoratore con 7 anni complessivi di contributi, 4 dei quali versati nei cinque anni precedenti il decesso: soddisfa il secondo requisito contributivo.
Facciamo un altro esempio molto frequente. Un lavoratore muore dopo aver accumulato 14 anni complessivi di contribuzione. Cosa succede? Non raggiunge il requisito dei 15 anni. Bisogna però verificare quanti contributi risultano negli ultimi cinque anni. Se almeno tre dei 14 anni sono collocati nel quinquennio precedente la morte, è soddisfatto il secondo: almeno cinque anni complessivi, di cui almeno tre negli ultimi cinque. Al contrario, se i 14 anni fossero tutti molto lontani nel tempo e negli ultimi cinque anni non risultassero almeno tre anni di contribuzione, nessuna delle due condizioni è soddisfatta.
Per questo la prima operazione da fare è ricostruire correttamente la posizione contributiva del lavoratore deceduto. A chi spetta la pensione indiretta? Il coniuge è il primo beneficiario, ma non è l’unico. La pensione ai superstiti può spettare, alle condizioni previste dalla normativa, anche alla parte dell’unione civile e al coniuge separato. Per il coniuge divorziato sono invece richieste specifiche condizioni, tra cui la titolarità dell’assegno divorziale, il mancato nuovo matrimonio e gli ulteriori requisiti indicati dall’INPS. Possono inoltre avere diritto alla pensione indiretta i figli in presenza delle condizioni previste in relazione, per esempio, all’età, allo studio o all’inabilità. In assenza di coniuge e figli aventi diritto, la normativa contempla in determinate circostanze anche altri familiari.
Per la pensione indiretta viene ricostruito il trattamento che sarebbe spettato sulla base della posizione assicurativa e contributiva del lavoratore deceduto e vengono applicate le percentuali previste per i superstiti aventi diritto. La misura cambia in base alla composizione dei beneficiari. Per esempio, la quota prevista per il solo coniuge è pari al 60%. Le percentuali cambiano quando insieme al coniuge sono presenti figli aventi diritto o quando i beneficiari sono soltanto figli.
Un’altra domanda delicata è: se i contributi non bastano per la pensione indiretta sono persi? Se non sono soddisfatti i requisiti per la pensione indiretta, non si può concludere automaticamente che l’INPS debba restituire tutti i contributi versati. Il sistema previdenziale italiano non funziona infatti come un conto di deposito dal quale gli eredi possono ritirare il saldo alla morte del lavoratore.
Esistono specifiche indennità per i superstiti quando non matura il diritto alla pensione indiretta, e le regole cambiano in base al sistema previdenziale applicabile alla posizione del lavoratore. Si tratta dell’indennità per morte ai superstiti. In pratica l’INPS prevede una indennità per morte ai superstiti destinata, in presenza delle condizioni richieste, al coniuge superstite di un assicurato la cui pensione sarebbe stata calcolata con il sistema retributivo o misto e per il quale non sussiste il diritto alla pensione indiretta. Tra le condizioni indicate dall’INPS c’è il versamento di almeno un anno di contribuzione nella gestione interessata. Questa prestazione non deve essere confusa con la pensione indiretta, ma è un’indennità e non una pensione mensile ai superstiti.
Se invece al lavoratore deceduto la pensione sarebbe stata calcolata con il sistema contributivo. L’INPS mette a disposizione la domanda di indennità una tantum ai superstiti di questa tipologia di assicurato. Si tratta di una prestazione disciplinata da requisiti propri e la sua spettanza deve essere verificata sulla posizione previdenziale concreta del lavoratore e dei superstiti.
Nel caso il lavoratore deceduto aveva contributi in gestioni diverse. Innanzitutto è necessario e importante controllare dove sono stati versati e a quale gestione pubblica o privata. Un lavoratore può avere avuto periodi da dipendente, periodi da autonomo o contribuzione presso altre forme previdenziali. In questo caso l’INPS prevede, per esempio, la pensione ai superstiti in totalizzazione. La totalizzazione permette di utilizzare periodi assicurativi presenti in diverse gestioni secondo le condizioni stabilite dalla normativa. La domanda viene presentata dal familiare superstite avente diritto all’ultimo ente pensionistico di iscrizione oppure, in presenza di più gestioni, secondo le modalità indicate dall’Istituto. Prima di considerare insufficienti i contributi del defunto, quindi, è opportuno ricostruire l’intera carriera assicurativa, non soltanto l’ultima posizione lavorativa. La pensione indiretta non parte dal giorno in cui si fa la domanda, ma secondo le indicazioni INPS, decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso.
È comunque consigliabile attivarsi rapidamente per verificare la posizione contributiva e presentare la richiesta, evitando di lasciare irrisolta per mesi una situazione che può richiedere anche l’esame di più gestioni previdenziali. Gli errori più frequenti, da non commettere, quando il coniuge muore prima della pensione sono: Il primo errore è pensare che, non essendo ancora arrivato alla pensione, tutti i contributi versati siano perduti. Il secondo è parlare sempre di reversibilità. Se il defunto era ancora assicurato e non pensionato, la prestazione da verificare è la pensione indiretta. Il terzo è guardare soltanto il numero complessivo degli anni di contributi. Chi non raggiunge i 15 anni potrebbe comunque soddisfare il requisito dei cinque anni complessivi, di cui almeno tre nel quinquennio precedente la morte. Il quarto è presumere che, in assenza dei requisiti per la pensione indiretta, gli eredi possano chiedere semplicemente la restituzione di tutti i contributi. Esistono invece specifiche indennità, con condizioni proprie.
Infine, bisogna evitare di controllare soltanto l’ultima gestione previdenziale: una carriera frammentata può richiedere una verifica più ampia dei periodi assicurativi accumulati dal lavoratore.

