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    «”Galvani Opromolla”, la scuola media spezzata: il dimensionamento che ignora il territorio»

    La nuova Amministrazione regionale, da poco insediata, per non subire il commissariamento da parte del Ministero della Pubblica Istruzione ha proceduto all’adozione di un nuovo piano di dimensionamento che per quanto riguarda le scuole cittadine ed in particolare la Media “Galvani-Opromolla” ha fortemente contrariato la comunità scolastica cittadina.

    Nella giornata di ieri, 27 gennaio, mentre si svolgeva l’incontro organizzato dalla scuola, nell’auditorium della chiesa di S. Maria di Costantinopoli, con la scrittrice e testimone della Shoah, Lia Levi, nella ricorrenza del “Giorno della Memoria”, e la partecipazione attiva e convinta della scolaresca, dall’ Ufficio Scolastico Regionale della Campania è arrivata la brutta, “annunciata” a fine 2025, notizia della decisione sullo smembramento della Media “Galvani-Opromolla”, fortemente contestato dalla Dirigenza scolastica, dal personale docente e ATA, nonché da tutta l’utenza scolastica, già a partire dalle festività natalizie.

    La nuova Giunta regionale, guidata da Roberto Fico, ed il neo assessore Andrea Morniroli, avendo deciso, a differenza di altre quattro Giunte regionali, sempre a guida del Centrosinistra (Campo largo), di non subire il diktat del commissariamento da parte del Ministero della Pubblica Istruzione circa il richiesto piano di dimensionamento per le scuole sottodimensionate o considerate tali, ha di conseguenza proceduto all’adozione di un provvedimento che per il Comune di Angri – ricalcando sostanzialmente la delibera di due anni fa dell’Amministrazione Ferraioli contestata dalla comunità scolastica e per questo ritirata – prevede per l’anno scolastico 2026/2027 l’organizzazione delle scuole primarie e secondarie di I grado in tre Istituti comprensivi.

    Il primo istituto accorperà il Primo Circolo di via Adriana con il plesso “Opromolla” della Media di via Dante Alighieri; il secondo istituto accorperà i plessi (Taverna e via D. Alighieri) del III Circolo con il plesso “Galvani” della Media di via D. Alighieri; il terzo, in realtà già esistente, l’I.C. “Don Enrico Smaldone” assorbirà il plesso della materna di largo via Lazio, che al momento fa capo sempre al III Circolo.

    Stralcio del provvedimento regionale, relativo al dimensionamento delle scuole primarie e secondarie di I grado del comune di Angri.

    In merito a questo sviluppo, oltremodo avversato dalla comunità scolastica della Media “Galvani-Opromolla” che vede smantellato, soprattutto per l’inerzia e l’insipienza dell’Amministrazione cittadina, un decennale cammino educativo di eccellenza che ha trovato la convinta ed interessata adesione dell’utenza, riportiamo una amara riflessione sorta nell’ambito del corpo docente.

    «Dieci metri. È questa la distanza che separa il plesso Galvani dal plesso Opromolla, nel cuore di Angri, in via Dante Alighieri. Dieci metri che, per anni, non sono mai stati un confine ma un collegamento: corridoi ideali percorsi ogni giorno da studenti, docenti e personale amministrativo. Un unico corpo scolastico, una sola identità, una comunità educativa consolidata.
    Oggi, quel polo scolastico viene ufficialmente fatto a pezzi.

    Il piano di dimensionamento scolastico approvato e attuato nelle ultime settimane ha prodotto uno scenario che, per chi vive la scuola quotidianamente, appare privo di logica e di visione. Il plesso Galvani e il plesso Opromolla, che da anni funziona come un’unità, vengono separati e assegnati a istituzioni diverse. Non solo: diventano due scuole secondarie di primo grado che, già dal prossimo anno, entrano in competizione diretta per le iscrizioni.

    Una competizione forzata, innaturale, che nulla ha a che vedere con la qualità dell’offerta formativa e tutto con una gestione burocratica che ignora completamente il territorio.

    Una scuola spezzata, non solo sulla carta

    L’istituto coinvolto, guidato dalla Dirigente Anna Scimone, non è una piccola realtà periferica: conta circa 850 studenti, è una scuola storica, riconosciuta, con una forte identità. È un istituto a indirizzo musicale, con una sezione per ciascun plesso, che condivide laboratori, spazi didattici, un teatro comune e un’organizzazione costruita negli anni su equilibri delicati ma pienamente funzionali.

    Docenti che ogni giorno si spostano da un plesso all’altro, progetti integrati, attività che esistono proprio grazie alla continuità fisica e didattica. Con il nuovo assetto, tutto questo viene interrotto.

    La conseguenza concreta è che molti insegnanti non possono più seguire i propri studenti, spezzando percorsi educativi e relazioni costruite nel tempo. Chi conosce davvero le dinamiche dei dimensionamenti scolastici sa bene che questo non è un timore astratto, ma un effetto diretto delle scelte adottate.

    A tutto questo si aggiunge lo smembramento della segreteria: un ulteriore colpo a un’organizzazione che funzionava proprio perché centralizzata ed efficiente. La frammentazione non colpisce soltanto gli edifici, ma il cuore amministrativo e gestionale della scuola.

    Il paradosso del plesso Opromolla

    Il punto più emblematico, e forse più grottesco, riguarda il plesso Opromolla. Nella stessa volumetria, oggi, sono presenti anche le classi della scuola dell’infanzia e della primaria del III Circolo Didattico. Eppure, il piano attuato assegna il plesso Opromolla al I Circolo Didattico, che si trova ad almeno tre chilometri di distanza.

    Contemporaneamente, il III Circolo Didattico diventa un istituto comprensivo proprio con il plesso Galvani, che dista appena dieci metri.

    Dieci metri contro tre chilometri. La territorialità viene completamente ignorata. Ne nasce un vero e proprio pasticciaccio amministrativo, difficile da spiegare e ancora più difficile da giustificare.

    Un patrimonio messo a rischio

    Qui non si parla soltanto di numeri o di sigle ministeriali. Si parla di identità, di una scuola che nel tempo è diventata un punto di riferimento per centinaia di famiglie, di studenti che riconoscono quegli spazi come un luogo unitario, non divisibile con un tratto di penna.

    Smembrare questo polo scolastico significa indebolire un patrimonio educativo, creare incertezza, conflittualità e disorientamento. Significa sacrificare la logica del territorio e della continuità educativa sull’altare di un piano che, almeno in questo caso, ha perso ogni contatto con la realtà.

    In via Dante Alighieri, ad Angri, non si sta ridisegnando una mappa scolastica: si sta rompendo un equilibrio costruito in anni di lavoro. E le conseguenze, come spesso accade, ricadono su chi ha meno voce in capitolo: studenti, famiglie e docenti».

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