
Lo scorso 29 novembre, nella ormai storica sala teatrale della Congrega di S. Caterina, in piazza “don Enrico Smaldone”, con uno spettacolo che ha chiamato a raccolta i tanti attori amatoriali che hanno fatto parte della compagnia, Anziteatro, costituitasi da qualche anno in APS (Associazione di Promozione sociale), ha festeggiato, insieme a tanti affezionati suoi spettatori, i primi 25 anni di intensa e appassionata attività.
La serata, seguita fino alla fine dal numeroso e fidelizzato pubblico intervenuto, ha visto la proiezione, divisa in due momenti, di un’antologia riassuntiva dei tanti lavori (commedie, eventi di teatro civile, appuntamenti dedicati a ricorrenze come la giornata sull’8 Marzo e quella contro la violenza sulle donne) messi in scena nel corso dei 25 anni di vita e che hanno visto coinvolti tantissimi attori amatoriali ma anche alcuni professionisti. Nella parte centrale dell’evento gli attori della compagnia, alcuni dei quali rientrati “in servizio” per l’importante anniversario, si sono esibiti dal vivo in monologhi e sketches (interpretati da uno o più componenti) che, soprattutto quelli con coloritura comica, hanno ancora una volta riscosso il convinto gradimento degli spettatori.


La festa teatrale, in un momento di pausa, ha visto l’offerta di dolci natalizi al pubblico intervenuto e si è chiusa con l’immancabile taglio della torta per il traguardo del 25º anno di vita.

Di seguito la nota storica di Vincenzo Ruggiero Perrino, Presidente dell’associazione Anziteatro Aps
I venticinque anni della Compagnia teatrale “Anziteatro”
Devo premettere che annotare questi miei ricordi per il venticinquesimo anno di attività della compagnia teatrale “Anziteatro” non è stato un semplice esercizio di memoria. Semplice lo sarebbe stato, se non si fosse trattato di un’esperienza e di un percorso che mi ha visto coinvolto fin quasi dal principio. E che mi ha permesso di essere parte di una storia collettiva, ricca di sfumature emozionali, di importanti risultati culturali realizzati con un approccio artigianale, di un tentativo di costruire qualcosa che andasse di là dal solo mettere in scena dei testi – miei o di altri autori – e fosse piuttosto un modo per fare e sentirsi comunità.
Come ogni storia, anche quella di “Anziteatro” comincia con una preistoria, che si può individuare nei tentativi laboratoriali svolti a partire dalla metà degli anni Ottanta e organizzati dal Centro Iniziative Culturali. Mentore di quei progetti, soprattutto quelli degli anni novanta, è stato Antonio D’Andretta, all’epoca fresco di diploma all’Università Popolare dello Spettacolo di Napoli diretta da Ernesto Calindri.
Io, intanto, per passione avevo scritto (lasciandomi ispirare, un po’ velleitariamente, da nomi illustri del teatro internazionale come Samuel Beckett) una serie di atti unici, alcuni dei quali costituiranno le varie scene di Visioni di identità nascoste (che andò in scena nel 2008). Ricordo benissimo che nell’estate del 1999 (quando già collaboravo da un bel po’ a questo mensile), parlandogli rigorosamente con il “voi” (cosa che non mancò di suscitare una giustissima ilarità, seguita da un caloroso invito a passare immediatamente al “tu”), consegnai alcuni di quei testi ad Antonio, per averne un parere e un giudizio. Che fu di entusiasmante apprezzamento.
Così, nell’ottobre del 2000, insieme con altri interpreti, proponemmo nella casa del cittadino Teatro a pezzi. Antonio recitò un mio Pulcinella accompagnato dalla voce fuoriscena di Aldo Mascolo. Ricordo i fratelli Ingenito in uno sketch tratto da Stefano Benni; Alfonso Sessa, che portò in scena un suo pezzo su uno degli apostoli dopo la morte di Gesù; e soprattutto Maria Teresa Falcone, che ripropose La topastra (ancora di Benni), per la cui interpretazione aveva ricevuto un premio poco tempo prima.
Grosso modo, il nucleo iniziale di quella che sarebbe diventata prima “Compagnia teatrale del Centro iniziative culturali” e poi “Anziteatro” era quello: Antonio, Maria Teresa ed io. Infatti, tutti e tre insieme, qualche mese dopo il Teatro a pezzi, realizzammo un altro monologo per voce femminile, madre/figlio, che era ispirato alla Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci.
La vocazione “sociale” della compagnia era presente fin da quei primi tempi. Non a caso, prima realizzammo L’infinita malinconia per le cose abbandonate,un cortometraggio per la Sagra della Grangia di Pizzauto, dove venne proiettato il 2 e 3 giugno del 2001. Trasformammo in set “cinematografico” la cripta della chiesa di San Giovanni, e ci siamo divertiti parecchio a filmare le scene di quella storia che voleva raccontare e sensibilizzare le persone sulla rovina della Grangia. Poi, con il comitato della Sagra la Compagnia ha collaborato altre volte nel corso degli anni successivi.
Sempre sul fronte dell’impegno sociale, a partire dal 2002 proponemmo numerose repliche di un testo ad episodi che avevo preparato per descrivere la situazione delle famiglie che a distanza di tanti anni dal terremoto del 1980 ancora erano costrette a vivere nei prefabbricati. Si intitolava ‘Sta casa spetta a mme (ad onor del vero il titolo lo aveva ideato Antonio, che in questo è sempre stato molto più bravo di me). Per un certo periodo è stato il maggior successo della Compagnia, che man mano cominciava ad attirare sempre più persone.
Infatti, proprio in quel periodo, il gruppo si struttura e si presenta come “Compagnia teatrale”: nuove/i amiche/i si aggiungono al nucleo iniziale, sia nella veste di attori che di operatori tecnici (come tacere dell’opera di scenografa di Teresa Francese? O di quella di tecnico audio-video di Franco Desiderio?), insieme ai quali si allestiscono una serie di spettacoli di un certo successo anche fuori Angri.
Giusto per citare qualche titolo del lungo curriculum del gruppo: il celeberrimo Ferdinando di Annibale Ruccello (2014-2018); ‘Stu spusalizio nun s’ha da fa’!, una divertente parodia cantata de I promessi sposi (2005-06 poi ripreso nel 2012-13 e nel 2023) le periodiche occasioni di celebrazioni per il 25 aprile de Una mattina mi son svegliato… (2005-06-25); Non tutti i ladri vengono per nuocere di Dario Fo (2007); la dura riflessione sulla criminalità organizzata di ‘A città ‘e Pullecamorra (2010-2012); i vari spettacoli organizzati in occasione della giornata internazionale per riflettere sulla violenza di genere (2012-2025); il mio Pandemonium, una rivisitazione delle maschere della Commedia dell’Arte (2015); la spassosa commedia Albergo di luss…uria da George Feydeau (2017).
A volte, abbiamo creato (specie in occasione di giornate “commemorative”) degli spettacoli “contenitori”, per dare la possibilità a ciascuno di intervenire con sketches vari. Anche qui, a titolo di esempio, posso citare: Nel nome del Faber… per Fabrizio De André (2010); . E…duardo nu poco per Eduardo De Filippo (2019); Io so per Pier Paolo Pasolini (2022); Pe me, pe tte, pe…ppino per Peppino De Filippo (2023); DimMICHELAssù per Michela Murgia (2023); Vieni a teaTro…isi per Massimo Troisi (2023). E alla fine dell’anno scorso ricordammo a cento anni dalla nascita il “nostro” poeta Mattia Mario Barba con una serata di letture poetiche Che gioia, c’è Barba! C’è Barba, che gioia!, titolo che attesta il legame con Angri e l’interesse anche per i recital di poesie e le letture teatralizzate in occasione di presentazioni di libri.
Intanto, dall’inizio degli anni Dieci, il gruppo assume la sua denominazione definitiva: “Anziteatro”, che, per gentile concessione della Confraternita di Santa Caterina, diventa la compagnia “residente” nella sala teatrale annessa alla chiesa in piazza don Enrico Smaldone.
A queste attività si affiancano un corso di dizione e di recitazione per ragazzi (a partire dal 2008) e poi un laboratorio teatrale per giovani attori tenuto da Roberto Matteo Giordano (dal 2014 al 2019) e parallelamente, per molte stagioni, viene organizzata una rassegna teatrale (della quale Antonio propose me come direttore artistico), sia per dare visibilità a gruppi e interpreti locali, sia per intessere fruttuose relazioni con compagnie dell’hinterland salernitano e vesuviano, sia per portare ad Angri nomi noti del panorama napoletano (questi contattati nella quasi totalità dei casi da mio fratello Sergio, che è riuscito a far venire, tra i tanti, Peppe Lanzetta, Lino D’Angiò, Federico Salvatore).
Infine, lo scorso anno, il gruppo – che negli anni ha visto avvicendarsi tantissimi interpreti (Antonio contava circa cinquecento nomi, tra membri fissi e ospiti occasionali) – ha preso la decisione di darsi una veste giuridica ben riconoscibile: è diventata un’associazione di promozione sociale, iscritta all’albo regionale del terzo settore, della quale ho assunto la presidenza.
Sono passati 25 anni da quei primi tentativi di fare teatro ad Angri: tanta strada è stata fatta – peraltro senza mai usufruire di nessunissimo contributo dalle casse comunali – per contribuire, in qualche misura, alla crescita culturale degli angresi. Tanto resta ancora da fare, ma quel che è certo è che continueremo questa esperienza che, mi si perdoni la presunzione, equivale a creare un presidio di resistenza culturale, in un paese opaco e provinciale – intendo tanto Angri quanto l’Italia intera – che di occasioni di confronto e di arricchimento ne offre man mano sempre meno.
Vincenzo Ruggiero Perrino
