“NON ACCORCERÀ I PROCESSI NÉ LE CRITICITÀ DEL SISTEMA”

Si è svolto il 18 marzo scorso, presso la Casa del Cittadino, l’incontro pubblico dal titolo “Perché votare No”, dedicato alla riforma della giustizia promosso dall’ANPI cittadina e dal Comitato per il NO al referendum del 22 e 23 marzo prossimo. Un appuntamento partecipato che ha riunito magistrati, esponenti politici e studiosi, dando vita a un dibattito articolato e critico sui contenuti della riforma costituzionale.




Ad aprire i lavori è stato il giudice Giovanni Rossi, che ha introdotto il tema con un intervento tecnico sulla riforma e sui quesiti referendari, fornendo ai presenti gli strumenti per comprendere la portata delle modifiche proposte e il significato del voto.
Il dibattito si è poi concentrato sui problemi strutturali della giustizia italiana. Più relatori hanno evidenziato come la riforma non incida sulle vere criticità del sistema, a partire dalla carenza di organico negli uffici giudiziari. “I tribunali funzionano meglio dove il personale è completo”, è stato sottolineato, indicando nella mancanza di risorse una delle principali cause della lentezza dei procedimenti.

Particolarmente incisivo l’intervento del magistrato Henry John Woodcock, che ha messo in discussione l’efficacia della riforma sul tema della durata dei processi. “Chi intraprende una causa civile rischia ancora di invecchiare aspettando una sentenza”, ha affermato, ricordando come anche esponenti della maggioranza e lo stesso ministro della Giustizia abbiano riconosciuto che il provvedimento non porterà a una riduzione significativa dei tempi.
Woodcock ha inoltre affrontato il tema degli errori giudiziari e dell’ingiusta detenzione, sottolineando che si tratta di fenomeni dolorosi ma che la riforma non appare in grado di prevenire. Centrale, in questo ambito, il nodo della carcerazione preventiva.
Nel suo intervento, il magistrato ha proposto anche una riflessione sul garantismo nella politica italiana, criticando l’uso strumentale del concetto. “Si diventa garantisti quando si è colpiti e giustizialisti quando si colpiscono gli altri”, ha dichiarato.
Non sono mancate critiche all’attuale clima nei rapporti tra politica e magistratura, con interrogativi sulla possibilità di riformare la giustizia in un contesto di forte contrapposizione istituzionale.

A seguire, l’avv. Antonio Pentangelo ha posto l’accento sull’efficienza del sistema giudiziario, ribadendo che la priorità dovrebbe essere il rafforzamento degli organici e delle strutture. Richiamando l’articolo 111 della Costituzione sulla “ragionevole durata” dei processi, ha evidenziato come procedimenti troppo lunghi finiscano per favorire chi ha interesse a rinviare.
Pentangelo ha espresso inoltre perplessità sulla separazione delle carriere, ritenendo che possa incidere sull’equilibrio dei poteri e sull’indipendenza della magistratura, soprattutto rispetto al potere esecutivo.

Di respiro storico e filosofico l’intervento del professore Isaia Sales, che ha richiamato il pensiero di Montesquieu sulla separazione dei poteri come fondamento dello Stato moderno. “Il potere tende a superare i propri limiti e deve essere bilanciato”, ha ricordato.
Sales ha criticato l’ipotesi del sorteggio negli organi di autogoverno della magistratura, definendola una misura che rischia di mortificare competenze e professionalità.
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio, interpretata da alcuni relatori come un possibile indebolimento dei controlli sulla pubblica amministrazione.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della magistratura nella storia repubblicana, con il ricordo dei magistrati uccisi da mafia e terrorismo.
In chiusura, è stato ribadito il valore del voto come momento fondamentale della democrazia, invitando alla partecipazione consapevole.
Il confronto di Angri si inserisce in un dibattito nazionale sempre più acceso sulla riforma della giustizia, tra posizioni favorevoli e forti critiche sui possibili effetti del provvedimento.
Filippo Maria Toriello
