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    Riflessioni e proposte per una rinnovata “Città dei Ragazzi”

    In continuità con l’eredità di Don Enrico Smaldone

    Riceviamo da Agostino Ingenito e pubblichiamo

    Ho scritto una lettera al Vescovo della Diocesi Nocera Inferiore – Sarno, Monsignor Giuseppe Giudice, con la quale esprimo alcune riflessioni a seguito della sua omelia che ha tenuto, ad Angri, in occasione del 59 anniversario della morte di Don Enrico Smaldone, fondatore di quella Città dei Ragazzi, che tanto rappresentò per Angri e sopratutto per i suoi obiettivi raggiunti per la formazione ed educazione di adolescenti e giovani.

    Eccellenza Reverendissima,

    con profonda stima e gratitudine Le scrivo in merito alla riflessione recentemente proposta nella **solenne Celebrazione Eucaristica in occasione del 59º anniversario della morte di Don Enrico Smaldone**, in cui Lei ha ricordato la sua vita interamente donata ai ragazzi più poveri e abbandonati e ne ha sottolineato il modello educativo centrato su Cristo e sulla dignità di ogni giovane. In quell’omelia, la Sua parola ha richiamato la nostra attenzione non solo alla memoria di un grande sacerdote, ma anche alla necessità di continuare la sua opera in modo concreto e coraggioso, senza limitarci a rievocare il passato.

    Don Enrico fu un pioniere di un progetto educativo integrale, che con la “Città dei Ragazzi” fornì accoglienza, cultura, lavoro, cura e amore, sottraendo i più vulnerabili alla strada e restituendo loro dignità e speranza. La sua visione nasceva da una profonda sensibilità pastorale e da un’intima fede, che lo spinse a realizzare laboratori artigianali, officine, attività manuali e spazi di socialità per i giovani del dopoguerra.

    Alla luce delle esigenze della nostra epoca – con adolescenti spesso disorientati, privi di vere guide e lasciati soli davanti a sfide educative, relazionali e sociali complesse – ritengo che la Diocesi possa valorizzare e rilanciare l’ex “Città dei Ragazzi” con un progetto rinnovato, urbano e rivolto ai bisogni di oggi, proponendo spazi di formazione umana, professionale e spirituale, in linea con l’insegnamento evangelico e con le più recenti esperienze della Chiesa universale.

    In Italia e nel mondo, molte iniziative cattoliche si stanno distinguendo come modelli innovativi di educazione e accompagnamento giovanile.

    Pensiamo, ad esempio, a:

    La proposta educativa di “Communione e Liberazione”,  con la sua *School of Community*, che favorisce un apprendimento della fede integrato alla vita quotidiana e alla cultura contemporanea.

    Il Don Bosco Global Youth Film Festival, che stimola i giovani a esprimere creatività e talenti all’interno di un contesto formativo cattolico.

    Queste esperienze mostrano come l’opera educativa della Chiesa possa combinare profondità umana, cultura, linguaggi contemporanei e accompagnamento cristiano, dando ai giovani non solo competenze ma **identità, fiducia e comunità.

    Nel ricordare alcuni modelli storici di riferimento per una sana educazione cristiana dei giovani, desidero richiamare alla Sua attenzione:

    San Giovanni Bosco, il Santo dei giovani e dei “ragazzi difficili”, con gli Oratori e un sistema educativo fondato sulla ragione, religione e amorevolezza;

    Don Luigi Giussani, la cui esperienza di Comunione e Liberazione ha promosso una proposta educativa capace di rispondere alle domande esistenziali dei giovani nel mondo moderno;

    Padre Edward J. Flanagan (Boys Town, Nebraska, USA) che nel primo Novecento fondò una comunità educativa per ragazzi a rischio, basata sulla responsabilità, l’accoglienza e l’autogoverno, diventata modello anche internazionale.

    San Alfonso Maria Fusco, nostro concittadino e Santo, che ad Angri, con la fondazione delle Suore di San Giovanni Battista, sperimentò già nel XIX secolo un orfanotrofio e attività formative per bambini e ragazzi poveri, ponendo una pietra fondamentale nella tradizione educativa cristiana della nostra terra.

    Questi testimoni mostrano come la Chiesa, nel corso dei secoli, abbia sempre saputo rispondere con creatività pastorale alle esigenze formative dei giovani, pur nelle diverse epoche e contesti.

    Eccellenza, alla luce di questa tradizione e delle esigenze attuali, Le chiedo di considerare con rinnovata fiducia una visione progettuale per l’ex Città dei Ragazzi che non si limiti alla conservazione di un’immobile, con un utilizzo attuale che non ha ragione più di esserci, tenuto conto le più diffuse modalità di affido familiare, recentemente lo stesso ambito sociale ne ha avviato un centro organizzato, ne limitarsi a dispensa per alcuni bisognosi che possono già contare sulla Caritas diocesana e di associazioni diffuse sul territorio, ma che investa in un progetto pastorale ed educativo per i giovani di oggi: un luogo dove la fede sia proposta con passione, la cultura sia strumento di libertà e i ragazzi siano accompagnati nella scoperta di sé, nella formazione professionale e nella costruzione di relazioni autentiche.

    Una simile iniziativa – che onorerebbe appieno la memoria di Don Enrico – non richiede solo buone intenzioni, ma una collaborazione comunitaria, diocesi-centrica e aperta a partenariati con realtà laicali, educative e internazionali.

    Sono convinto che la comunità di Angri sarebbe pronta a camminare con Lei in questo progetto, per dare nuovo slancio a quel sogno di carità, educazione e speranza che Don Enrico visse con tanto ardore.

    Con profonda fiducia nella Sua paterna guida,

    La ringrazio per l’attenzione e Le porgo cordiali saluti.

    Con ossequio,

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