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    Terremoto in Irpinia: il ricordo degli Angresi

    “Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano”, scriveva Alberto Moravia nel 1982. Nella commemorazione del 35esimo anniversario del terribile terremoto del 23 novembre 1980, abbiamo voluto raccogliere la testimonianza degli angresi che, nonostante il peso di una terribile memoria, hanno la forza e il coraggio di ricordare. “Ero al cinema, a vedere “Piedone d’Egitto”, con un amico”, ci racconta Michele, oggi sessant’enne che nella tragedia perse più di un amico, “e avvertimmo subito la scossa. I secondi successivi furono di puro delirio, neanche ricordo. Un attimo prima ero seduto a guardare Bud Spencer, un attimo dopo ero incastrato con altre decine di persone, nel tentativo di abbandonare la sala. Ho visto persone calpestare i più lenti, per mettersi in fuga. Fu delirante”, conclude. 


     “Di quella sera ricordo il freddo umido, e una nebbia che nelle nostre terre si è vista raramente”, ci racconta Imma, ventenne all’epoca dei fatti, “io ero a letto, pronta ad addormentarmi, guardando un po’ di televisione. Ricordo solo che appena avvertita la scossa, completai in 3 salti i 17 gradini che mi dividevano dal piano terra. Abitavo in campagna, poco lontano dal fiume Saro e nelle nostre zone non si verificarono crolli, ma non dimenticherò mai i rumore che si disperdeva nel freddo di novembre. Non avevo mai sentito una cosa simile, sembravano bombardamenti, solo dopo capì che era il rumore di case sgretolate. Non ricordo molto di quei momenti concitati, ma quella paura legata alle viscere, non la dimenticherò mai.” Ma la testimonianza che più ci ha colpito è stata quella di Giovanni, oggi 57enne, che viveva in via Orta Longa. “Ero in macchina con alcuni amici”, ci racconta, “e non ci siamo resi subito conto di quello che stava succedendo. Poi, abbiamo notato decine di persone che si riversavano in strada, ma la cosa che attirò la nostra attenzione, fu un’altra. Per una frazione di secondo, che ci sembrò interminabile, tutto il fiume Sarno fu investito da un lampo, una luce. Ci sembrò essere mezzogiorno. Ricordo che pensammo potesse essere arrivata la fine del mondo. Solo dopo essere arrivato a casa, capì quello che stava succedendo, e giorni dopo scoprimmo che quel lampo lungo il fiume, fu dovuto al crollo della centrale elettrica di San Valentino Torio. I cavi elettrici finirono nel fiume.”

    Le testimonianze dei sopravvissuti, restano delle preziose memorie per chi non ha vissuto quei momenti. Perché non si dimentichi i danni dell’abusivismo edilizio, e la morte di 2914 persone, 9 delle quali, angresi.

    Antonella Grimaldi

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