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    Il fiume Sarno, la Goletta verde e il “Mammo’, setté”.

    Qualcuno sorriderà, ma vi assicuro che il gioco che qui chiamiamo “Mammo’, setté” è uno dei giochi più importanti per lo sviluppo della mente umana.
    Con esso il bambino impara che le cose esistono anche mentre non si vedono.
    Capire che le cose ci sono anche quando non le percepiamo con i nostri sensi è di formidabile importanza per la crescita delle persone e il progresso della civiltà stessa: le radiazioni ultraviolette non le vediamo, ma esistono e si possono misurare; il mutuo esiste e lo devo pagare, anche se il direttore della banca non mi sta telefonando proprio in questo momento per ricordarmelo.
    All’inizio non è così, quando nasciamo sentiamo che la mamma esiste solo se siamo “collegati” con lei per essere allattati. Appena si stacca spesso piangiamo, non capiamo ancora che esiste anche quando non la si vede.
    Col tempo – e con il gioco ! – impariamo. Purtroppo non completamente.
    Ci riflettevo l’altro giorno guardando un giardiniere fare due cose: prima potare l’erba. Poi irrorare dei fitofarmaci (le “medicine” per le piante).
    Per la prima cosa era munito di guanti e aveva una bella visiera. Nel mettere la “medicina”… invece, non usava un bel niente.
    Per forza. Tosando l’erba gli schizzavano i sassolini in faccia. Il dolore si sentiva subito. Cambiando il laccio a mani nude si faceva male. Il dolore “esisteva”. Subito.
    Invece non era così per il farmaco. I danni dell’inalazione possono venire tra anni. Non ci pensa. E non usava la maschera protettiva né i guanti.
    Purtroppo noi siamo in molte cose come dei bambini che ancora non hanno imparato il gioco.
    Subito togliamo le mani dall’acqua bollente perché subito percepiamo il dolore. Ma abbiamo cattivi comportamenti a tavola perché non succede subito che il diabete o l’obesità danneggino i nostri organi e ci facciano sentire immediatamente male (ci mettono anni !).
    Capiremo ancora meglio questo concetto leggendo il rapporto che la “Goletta del fiume Sarno” ha pubblicato recentemente dopo aver eseguito dei campionamenti lungo i 24 chilometri del fiume nel mese di giugno. I dati non sostituiscono quelli dell’Ente regionale preposto (ARPAC), ma illustrano in maniera chiara la situazione che, tranne per i prelievi vicino alle sorgenti, non è ancora insoddisfacente.
    Perché nel fiume ritrovano sostanze in quantità nocive per gli esseri che vivono nel fiume e per la nostra salute. Sostanze che ci mettono tempo ad agire. E assomigliano perciò alle cose che non si vedono. Ma che esistono. E fanno male. Esempio: il cromo. In piccole quantità serve alle cellule. In quantità eccessive può provocare ulcere, asma, allergie della pelle, danni al rene e anche tumori.
    In eccesso rispetto alla vita di un fiume normale sono stati trovati anche il rame, lo zinco, i nitriti, i nitrati, l’ammoniaca ed altro ancora. Difficile spiegare qui per singolo tipo i problemi che possono derivare per la nostra salute. Ma chi avesse un poco di pazienza per chiedere al proprio medico o farmacista o leggere o vedere su internet di sicuro si spaventerebbe.
    Qual è l’errore che si fa in buona o malafede più spesso ? E’ proprio quello di non riflettere che alcune cose, pur non colpendoci immediatamente, con il tempo ci fanno molto male.
    Così il fiume è reso “tossico” dagli scarichi abusivi di sostanze che al momento non bruciano la pelle né puzzano. Ma che col tempo uccidono. Così il fiume inquinato dai pesticidi. Che si accumulano negli organismi e possono portare danni al fegato o ai reni.
    Così agiscono a distanza, ma inesorabilmente le discariche abusive di amianto, altro materiale killer di cui abbiamo parlato (e che purtroppo esistono anche lungo il corso del fiume Sarno).
    Così ancora l’aria e l’acqua sono ammorbate dalle diossine, che vengono liberate quando si brucia la plastica o il polistirolo.
    Cosa tocca fare per evitare di farci male ?
    Innanzitutto le autorità devono al più presto completare le opere di depurazione.
    Poi raccolgo una importante proposta: un coordinamento interforze tra le forze dell’ordine interessate, che potrebbero agire di concerto anziché ciascuna per conto suo e con pochi mezzi.
    Ribadisco il sollecito alle amministrazioni comunali per un’ordinanza molto rigorosa contro i roghi di materiale che può sprigionare sostanze tossiche.
    E soprattutto a ciascun cittadino spetta il compito di: rispettare le norme sui rifiuti, segnalare alle autorità chi non le rispetta, vigilare seguendo attivamente alle decisioni che vengono prese “in alto”.
    E si deve fare. Non c’è scelta. Altrimenti sarà l’ambiente a fare a noi il “mammò – setté”. Facendoci tanto spavento e tanto male…

    P.S. Chi volesse può leggere qui i dati di Goletta del fiume Sarno:
    http://legambiente.campania.it/primo-piano/dossier-fiume-sarno/

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