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    Il Decreto del 1823

    Il Decreto n. 739 del 20 agosto 1823 della Collezione delle Leggi e de’ Decreti del Regno delle due Sicilie di quell’anno, riporta un’interessante notizia su Angri. Nello specifico, l’atto autorizzava il Comune ad acquistare per lo prezzo di ducati quattrocentotrentotto e grana 4 la casa del fu Lorenzo Stile, affin [al fine] di demolirla e rendere comoda l’entrata in quell’abitato. Ma di quale casa si trattava?

    Dal Catasto Onciario si apprende che al 1743-45 ad Angri viveva un solo Lorenzo Stile, di anni 16, figlio del fu Giuseppe, bracciante e capo della sua famiglia, composta di altre 4 persone: i fratelli Domenico, di 15 anni, Antonio, di 9 anni, Giosuè, di 7 anni, e la sorella Vasta, di 11 anni; mentre non si fa menzione della madre. Sempre dal Catasto si apprende che lo Stile godeva di una rendita annua di 82,07 once, ovvero poco meno di 25 Ducati, mentre era gravato di un censo enfiteutico, nei confronti del Canonico della Collegiata di S.Giovanni Giovanni De Marinis. Inoltre, possedeva un territorio di moggia tre e due terzi campese nel luogo detto Orta giusta li beni di Carmine Limodij e mastro Rajmondo Diograzia [che] rende[va] un moggio di esso alla camera principale del dieci uno ed il restante delle venti parti una per docati cinque e mezzo il moggio che in un unico fanno la somma de docati diecinove carlini sei grana sei e due terzi. L’intera tassazione annua ammontava a 35,10 once.

    Continuando la lettura del Catasto ecco la risposta alla nostra domanda: oltre alle rendite e alle tasse citate, lo Stile era proprietario di un ospizio di case in più membri inferiori e superiori, per sua abitazione, nel luogo detto il Corpo della Terra, giusta li beni di Aniello Stile e [la] via pubblica. Quindi, è certo che si tratti del medesimo individuo citato nel decreto del 1823.

    Esaminando uno schizzo topografico di Angri di inizio Ottocento, conservato nella Sezione Manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli e certamente databile anteriormente al 1840-50 perché non vi è riportata la ferrovia, gli accessi diretti al Corpo della Terra, ovvero all’odierno agglomerato delle vie di Mezzo, risultano essere due: quello di piazza Sorrento e quello di via Can. Fusco. Ora, tenendo conto che dal lato di via Fusco, grossomodo sul retro della chiesa di San Giovanni, vi è tuttora una sorta di avvallamento in cui in antico confluiva l’acqua piovana proveniente da via Concilio e che nel decreto si cita “l’entrata” dell’abitato e non un fossato, è molto verosimile ritenere che la casa in questione si trovasse nelle adiacenze dell’altro accesso (via pubblica) e cioè fra piazza Sorrento e via Incoronati, ancora oggi destinato a spazio urbano pubblico.

     

    Giancarlo Forino

    Associazione PanacèA

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