Vuoi scriverci tu? Fallo!

    Il tuo nome (obbligatorio)

    La tua email (obbligatoria)

    Oggetto

    Il tuo messaggio

    Rispondi alla domanda (verifica anti-spam)

    Diario del direttore artistico-8

    Ottavo appuntamento con la rubrica che vuole raccontare, in maniera assolutamente non seriosa, gli eventi della rassegna, i personaggi che ne fanno parte, come artisti e organizzatori, i fatti particolari, visti dal direttore artistico della TERZA edizione della Rassegna “Angri a teatro”.

    05/02/2014

    Una delle particolarità del cartellone dello scorso anno fu il triplice appuntamento dello spettacolo Meglio soli… o bene accompagnati. Insieme con Antonio D’Andretta lo avevamo pensato come uno spettacolo-contenitore nel quale fare esibire attori e attrici con monologhi o brevi sketch a due o più interpreti.

    Il successo dell’idea fu tale che dall’iniziale unica serata progettata, finimmo per farne tre. Durante quelle tre “puntate” si esibirono tanti interpreti in scene divertenti e non, monologhi o pezzi con più attori: insomma, furono tre serate antologiche che diedero la possibilità al pubblico di conoscere e apprezzare molti artisti, e a questi ultimi un’occasione di confronto tra di loro.

    Perciò, anche per quest’anno abbiamo pensato di riservare una delle serate del cartellone all’appuntamento di Meglio soli… o bene accompagnati. Finora abbiamo un po’ di interpreti che hanno accettato di esibirsi con noi e per noi: Mario Avosso (che l’anno scorso fu per me una delle “scoperte” più entusiasmanti), Raffaella Avosso (la quale, nell’edizione 2013, interpretò molto bene un impegnativo monologo da Tennessee Williams), Beniamino Santalucia (una “new entry” di Meglio soli, che ci proporrà Lassamme fa a Dio di Salvatore di Giacomo), Alfonso D’Antuono (che l’anno scorso, propose un pezzo nel quale reinterpretava personaggi e brani celebri del teatro di tutti i tempi), Nicola De Angelis (magnifico interprete di un monologo che avevo scritto io, e quest’anno farà altrettanto), Antonio Lombardi (che rifece allora il monologo che Eduardo fa in Questi fantasmi! all’inizio del secondo atto, fuori dal balcone, mentre quest’anno ci proporrà, sempre di Eduardo, un brano di Filumena Marturano), e Amelia Forte.

    Con quest’ultima c’è un legame particolare. Infatti, Amelia Forte è stata la mia maestra alle scuole elementari, quando ancora di maestra ce n’era una per classe, quasi il prolungamento “scolastico” della figura materna. In quegli anni – i primi anni ottanta – di maestre ce n’erano tante. Me le ricordo soprattutto quando a Natale si organizzava la recita, che era un momento straordinario per aggregare ragazzi di diverse classi in un’occasione spettacolare, semplice ma non per questo banale. Anzi, ricordo ancora la maestra Acerra, mamma del caro amico Sergio Russo, che accompagnava al pianoforte i cori che cantavano (più o meno intonati): «Natale uguale amore, è nato il Redentore, è nato!», con il prolungamento dell’ultima “o”, fino a che mancava il fiato!

    La maestra Ameliainsegnava a me e ai miei compagni di classe tutte le materie: dalla matematica alla geografia, dalla storia alla grammatica, dall’educazione civica al disegno. Tutto da sola. E nel frattempo doveva tenerci a bada, non esitando ad usare le maniere forti, fedele al vecchio detto: mazz’ e panelle fanne ‘e figli bell’. Risultato: siamo venuti su tutti in maniera molto educata anche grazie a lei! Penso che quanti hanno frequentato in quegli anni la scuola elementare di via Vicerino, possano tranquillamente confermare quello che sto raccontando.

    Oggi, invece, di maestre ce ne sono tante per ciascuna classe, ai bambini si danno solo “panelle”, e il livello di insegnamento è drasticamente precipitato. E pensare che la scuola elementare era una delle poche cose che funzionavano nel sistema di istruzione italiano. Pure quello siamo stati capaci di distruggere.

    Comunque, bando alla ciance: della mia maestra ho un bel ricordo extra scolastico. Una volta, sarà stato il 1983 o il 1984, andai con mia zia Elena al teatro dei padri dehoniani di S. Antonio Abate (meglio noto come “‘o Bambiniello”). L’occasione di quell’uscita era data dalla rappresentazione di una commedia scritta da un grande poeta angrese, Mattia Mario Barba, che della mia maestra era il marito. La commedia – portata in scena dalla compagnia “Noi e Voi” (se non sbaglio) – era Io sono una signora, nella quale lei interpretava in maniera molto convincente la parte di una chiromante. Di quella commedia esiste anche l’edizione a stampa del testo. Chi avesse l’occasione di leggerla, si accorgerà che il teatro gli angresi – dal Settecento di Trinchera ad oggi – lo hanno sempre saputo scrivere e fare molto bene…

    Vincenzo Ruggiero Perrino

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *