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I torrenti montani

Torno su un argomento già trattato nello scorso numero di marzo di ANGRI80 circa i problemi idraulici dei monti Lattari; la questione ha radici secolari e ne è riprova il materiale alluvionale che scende a valle ogniqualvolta si verifica un rilevante evento piovoso.
Solo a far data dall’Unità d’Italia diversi e consistenti sono stati gli interventi attuati, anche se non vanno sottaciuti i lavori effettuati durante il Regno Borbonico.
Nel decennio 1859-’69 dai torrenti montani di Angri e di Corbara spesso si riversa materiale alluvionale fino alla ferrovia e nella contrada Quarto: in questo periodo si dà inizio alla costruzione di alcune “catene” per ridurre i danni derivanti dalle piene di tali torrenti.
In un’istanza del 28 luglio 1868 della Giunta Municipale di Angri presentata al Ministro per l’Agricoltura, l’Industria e il Commercio del Regno d’Italia, a firma del sindaco Luigi d’Amelia, degli assessori Antonio Adinolfi, Salvatore Raiola, Francesco d’Antonio e del segretario comunale, si legge che “… lo è stato antico e capitale bisogno scagionare questa città dai torrenti che venendo giù dal monte Albino la deturpano sconciamente, ne percorrono lunghissimo tratto, ne interrompono le comunicazioni e ne minacciano diversi quartieri arrecando talora danno e lutto, come di recente è avvenuto. In presenza di tale persistente iattura, la Giunta sente il dovere di occuparsi seriamente onde trovar modo di salvaguardare la città e i cittadini dal sempre rinascente pericolo ad ogni cadere copioso delle piovane. E poiché i pericoli e le sciagure non cesseranno ne potranno cessare se non quando saranno deviati i mentovati torrenti, così ne reclama alla giustizia della Eccellenza Vostra pregandola a che si degnasse prendere in considerazione l’imperiosa necessità di tale deviazione…”
La richiesta accenna anche ad alcuni oneri in precedenza sostenuti dal Comune per opere di bonifica che non hanno portato alcun beneficio diretto agli angresi, dando la disponibilità a finanziare un quarto delle spese per l’intervento sollecitato e così conclude “Dopo ciò prega caldamente l’Eccellenza Vostra a che si voglia interessare dell’urgentissimo bisogno in cui versa questa città e benignarsi disporre che siano quanto presto possibile intrapresi gli studi per la deviazione dei torrenti del monte Albino.”
E in effetti, come già accennato nell’articolo sulla “lava”, tra gli anni Ottanta e Novanta dell’800 si dà corso a vari lavori sui torrenti di Corbara e Vicerino ad Angri; ma dalle cronache di fine secolo emergono ancora notizie disastrose.
Dopo l’alluvione del 1892, nel 1895 si lamenta che a seguito di uno “… spaventevole uragano del giorno 11 giugno ultimo scorso scatenatosi lungo la catena del Monte Albino, ove sono siti i Comuni di Angri, S.Egidio, Corbara e Pagani, è stata causa di diversi danni … nei torrenti Purità, Pignataro e Vicerino… nella tratta a valle della strada provinciale Nocera-Castellammare e la ferrovia Napoli-Salerno.” Consistenti lavori sul letto del torrente Vicerino vengono eseguiti dalla ditta Francesco Scalfati per un importo di Lire 7.516,99 (poco meno di 35.000,00 € odierni); hanno inizio il 7 settembre 1895 concludendosi il 10 ottobre dello stesso anno, con 16 giorni di anticipo sul tempo fissato dal progetto!
Nell’estate del 1908 il Sindaco Adinolfi promuove interventi urgenti su via Badia e su corso Vittorio Emanuele, successivamente contestati dal Prefetto di Salerno per irregolarità nelle procedure, quasi certamente per dissesti provocati dallo scorrere delle acque piovane.
Tuttavia, nel mese di dicembre del 1920 il quadro idraulico angrese risulta notevolmente migliorato e l’Ingegnere Capo dell’XI Compartimento del Corpo Reale del Genio Civile in una sua relazione sulla bonifica nocerina così scrive: “… si riassumono … i lavori più importanti eseguiti … costruzione del collettore dei torrenti Monte e Camposanto con la costruzione di una vasca di assorbimento presso Angri… sono in corso di esecuzione i lavori di costruzione … del collettore dei torrenti S.Alfonso e Murelle di Angri…
Purtroppo, eventi recenti ci hanno dimostrato che la montagna ha continuo bisogno di essere curata, che inquinamento e rifiuti possono azzerare i benefici effetti di costosi interventi come quelli citati e quelli posti in essere negli ultimi decenni per cui, approssimandosi la buona stagione e una volta terminata l’emergenza epidemiologica in atto, si auspica che nelle priorità degli amministratori trovi posto e non vada trascurata un’opportuna azione preventiva tesa a manutenzionare le infrastrutture idrauliche comunali affinché non abbiano più a ripetersi gli eventi calamitosi a cui abbiamo assistito negli inverni passati.

Giancarlo FORINO
Associazione PanacèA

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