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Introspettiva: la mostra di Giulia Cirella

Disturbo, curiosità, percezione di vicinanza, quasi di familiarità. Le foto hanno il compito di introdurre il soggetto in un mondo isolato, in cui ogni stimolo è reazione emotiva, in ogni tratto i nostri caratteri familiari. Introspettiva è stata la mostra di Giulia Cirella, fotografa abatese di 21 anni. Inaugurata all’Associazione Controra, in via Taverna del Passo 3 ad Angri il 15 dicembre scorso, Giulia ha mostrato il suo sguardo assente da ogni retorica, attraverso le foto.

Studentessa del Dams di Fisciano, ciò che ha introdotto Giulia all’arte è stata la voglia di scoprirsi, di viaggiare dentro sé, di non porre barriere al suo essere. Ogni foto esprime naturalezza e disagio, non ha genere né confini sessuali. “La foto in copertina è una foto che ho scattato prima di entrare in terapia – rivela Giulia – Avevo bisogno di trovare un equilibrio, una strada in cui sentirmi al sicuro senza ripararmi nella mia zona di comfort”.

Una scelta coraggiosa, ma che rende libera Giulia. Libera di non dover categorizzare, né la sua persona, né la sua arte: “Ho cercato di mostrare il lato androgino dell’arte, per rompere la barriera del sesso”. Una barriera che non ha mai fermato Giulia, come sui concetti di amore e comunità LGBTQ+, ripresi in maniera decisa nelle sue foto. “Sirio, uno degli artisti ritratti nelle foto, mi ha sempre colpito come persona e come soggetto. È molto espressivo ed è stato la mia spalla destra nel processo di realizzazione di queste foto”.

QUI TUTTE LE FOTO DELLA MOSTRA

L’empatia è uno dei sentimenti che Giulia vorrebbe recapitare nelle sue immagini: “Come la luce sta alla verità, la passione sta alla morte. Questa definizione racchiude la mia arte, la mia concezione di empatia con gli altri esseri umani. La foto, come prima valvola di sfogo, ma potrebbe tutto esser rivoluzionato. La sua prima passione è stata la scrittura, ma la curiosità per altri processi artistici non è mai ferma: “Il mio sogno è lavorare nella regia e nella sceneggiatura, partecipare al processo creativo e produttivo di un film. Consiglierei a tutti di vedere una pellicola di Bergman, è una cosa che segna. I suoi colori, le sue inquadrature”.

Uscire dalla zona di comfort, sempre più presto, con la consapevolezza di raccontare sé stessi. Giulia continua a mettersi in gioco, senza barriere, senza confini.

VINCENZO NASTO

 

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