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Intorno al calice trecentesco della Collegiata

Già sul numero di novembre del 2011 di ANGRI80 Sergio Amato ha fornito una dettagliata descrizione del calice gotico della Collegiata di San Giovanni Battista e il dottor Antonio Braca, Storico dell’Arte e in precedenza Responsabile di Zona della Soprintendenza di Salerno, ne ha tratteggiato le caratteristiche salienti nel suo saggio dal titolo “Indagine preliminare sulla scultura nell’Agro nocerino-sarnese”, apparso sul voluminoso testo ARCHITETTURE E OPERE D’ARTE NELLA VALLE DEL SARNO a pagina 434.
Il prezioso calice, oggi esposto al pubblico nel Museo Diocesano di Nocera Inferiore, è uno dei pezzi più ricchi e belli della produzione Trecentesca napoletana e ben rappresenta, laddove ce ne fosse ulteriore bisogno, il grado d’importanza raggiunto nel panorama religioso dell’Agro dalla chiesa di San Giovanni a pochi decenni dalla sua fondazione e già prima dell’istituzione della Collegiata, avvenuta nel 1475.
Certamente, un oggetto così importante afferma in maniera inequivocabile lo status quo del committente, da identificarsi probabilmente con un rappresentante della famiglia DE RISI (quella che ha dato il nome al borgo), e denota indirettamente l’alto livello di ricchezza raggiunto dal paese in quell’epoca, grazie ai traffici mercantili e alle variegate produzioni agricole che venivano esportate.
Ma lo scopo di queste poche righe non è quello di parlare nuovamente del calice angrese, bensì di illustrare un’altra coppa di uso liturgico in argento dorato e smalti, di bellezza e ricchezza pari a quello angrese, conservata nel Museo dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata, nelle vicinanze di Roma, sede dei monaci Basiliani (O.S.B.I.).
L’Abbazia è l’ultimo di monasteri bizantini ancora esistente fra quelli diffusisi in tutto il Meridione della penisola durante il Medioevo e rappresenta un caso unico perché, fondato cinquanta anni prima dello scisma che decretò la separazione delle chiese di Roma e di Costantinopoli, è rimasto in comunione con il Papa, pur conservando la tradizione originale; difatti, vi si celebra ancora la Santa Messa secondo il rito bizantino.
Nell’annesso museo, come si accennava, si conserva un prezioso calice appartenuto al Cardinale Basilio Bessarione, che rimonta alla seconda metà del XV secolo e ha forma e struttura molto simili all’esemplare angrese. Senza voler giungere a facili conclusioni, affermando che si tratti di opere della stessa scuola o bottega, si può senz’altro ipotizzare che lo stile con cui venivano realizzati questi oggetti fra il Tre e il Quattrocento era estremamente rigido e che a distanza di decenni ancora si replicavano gli stessi modelli; oppure, in questo caso il desiderio della committenza era quello di riprodurre fedelmente oggetti più antichi perché di assoluta bellezza.
In entrambi i casi ci troviamo di fronte sicuramente a opere pregevolissime che conservano ancora intatta la loro bellezza; inoltre, nel caso del calice angrese in pochi sanno che è già andato in mostra all’estero anni addietro ed è perciò ampiamente noto agli esperti del settore.
Per maggiori approfondimenti si rinvia alla pagina web http://www.panaceart.it/joomla/sussidi/85-spigolature-angresi/624-intorno-al-calice-trecentesco-della-collegiata.html

Giancarlo Forino
Associazione PanacèA

Il calice Trecentesco della Collegiata di San Giovanni

Il calice del Card. Bessarione di Grottaferrata

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