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Giovani angresi all’estero: “Partite per poi… riscoprire Angri”.

Dopo l’esperienza raccontataci dalla giovanissima studentessa Anna Maria Scutiero, torniamo a parlare dei giovani angresi che hanno avuto un’esperienza all’estero. Lo facciamo con Vincenzo Ricco, studente magistrale presso l’Università L’Orientale di Napoli, che ha avuto la possibilità di trascorrere un anno in Giappone.

Come è nata in te l’idea di questa esperienza e come hai conquistato questa possibilità?
“L’idea di questa esperienza nasce dalla volontà di voler arricchire innanzitutto la mia esperienza e di mettere in pratica ciò che è la lingua che ho scelto.
Sono convinto che, per poter parlare una lingua straniera, bisogna necessariamente “diventare” anche un po’ abitante di quello stesso paese, in cui la lingua è parlata. Conscio di ciò ed entusiasta di poter vivere finalmente appieno quello per cui avevo investito 5 anni della mia vita, ho partecipato al bando accademico de L’Orientale per gli studenti di lingua e letteratura giapponese al fine di studiare per il periodo di un anno presso un’Università giapponese.”

Dove ti ha fisicamente portato questa esperienza e cosa ha lasciato in te?
“Questa esperienza mi ha portato a studiare presso una delle più prestigiose Università private del Giappone, Sophia University di Tokyo. L’anno trascorso lì (due semestri per l’esattezza) è volato tra studio matto, lavori part-time, feste e momenti indimenticabili come le partecipazioni ad eventi e cerimoniali sacri. Tokyo mi ha insegnato l’essenza dei concetti di responsabilità e rispetto, verso ciò che si fa, verso se stessi e verso gli altri. I legami che ho stretto con gli amici giapponesi mi hanno permesso di comprendere ciò che è l’interpretazione giapponese del concetto stesso di vita e il loro modo di esprimersi. L’incontro – o, in molti casi, lo scontro – tra due culture permette all’individuo di crescere, di acquisire un giudizio che porterà con sé per il resto della propria esistenza. Personalmente, dopo aver vissuto in una città come Tokyo e avendo acquisito una seppur minima porzione di “giapponesità”, ritengo di aver accresciuto il mio giudizio. Come un’enciclopedia che si arricchisce man mano, coprendo campi più nuovi, stilando nuovi indici. Si verifica ciò che può chiamarsi “processo di nuova scoperta” della propria realtà: in parole povere, si riesce ad apprezzare maggiormente anche la realtà a noi più intima, Angri in questo caso. Durante tutto l’anno trascorso, Angri non ha subito rilevanti cambiamenti ma noi che viaggiamo sì, ci accresciamo in tutti i sensi e cambiamo prospettiva. Viaggiare non è solo il modo più divertente di studiare, è anche il modo più efficace. Grazie a ciò, sono riuscito a vedere Angri e gli Angresi attraverso uno spettro di giudizio molto più ampio, molto più giusto per certi versi. Ritengo che questa capacità di rapportarsi ad una realtà, quale può essere quella tokyota, che culmina in una capacità nuova di valutazione e giudizio è il regalo più grande che potessi ricevere da questa esperienza.”

Cosa porteresti di Angri a Tokyo, e cosa porteresti di Tokyo ad Angri?
“A Tokyo porterei l’energia dei giovani angresi e la loro spontaneità, la nostra capacità di divertirci con poco e la voglia di mettersi in gioco. Ad Angri porterei invece il concetto di comunità da salvaguardare, quale che essa sia. Far parte di un macrogruppo, paesino o nazione che sia, è un concetto che fa fatica a rapire le menti delle persone qui. Ad Angri porterei quindi il concetto di responsabilità, verso il proprio lavoro e quindi verso le istituzioni e, il rispetto verso gli altri. È un onore per me portare ad Angri un pezzo del Giappone che ho conosciuto, così come lo è stato portare Tokyo qui. Per quanto Tokyo possa apparire come una città stupenda agli occhi di chi non l’ha mai vissuta, Angri racchiude un microcosmo con cui nemmeno Tokyo potrebbe mai competere.”

Cosa ti è mancato di più della tua città?
“Della mia città mi sono mancati i luoghi chiave di incontro con gli amici, luoghi speciali in sè, imperfetti per definizione. A Tokyo si avverte l’assenza di luoghi autentici, luoghi vissuti, l’antico.
Le grandi fontane d’acqua della Villa Comunale, le anguste strade di Via di Mezzo e altri luoghi poetici per quanto ricchi di storia non hanno rivali. E, come dicevo prima, questi luoghi, magari ignorati o non degnamente considerati, sono poi riscoperti all’arrivo post-viaggio.
È questa l’importanza e, insieme, il paradosso: più ci si allontana, più la possibilità di amare il proprio luogo natio aumenta.”

Da angrese, che ti auguri per i giovani come te troppo spesso costretti ad emigrare?
“Ai giovani angresi auguro di fare le scelte giuste non facendosi intimorire da concetti relativi quali il “lontano” o l'”inesplorato”. Viaggiare e vivere all’estero non è sinonimo di tradimento verso il proprio paese. Io amo Angri e, nonostante lo studio della lingua giapponese mi porterà sovente a viaggiare, abbandonando Angri anche per periodi lunghi, il mio desiderio è quello di poter arricchire il mio paese con ciò che ricevo da simili esperienze.”
Antonella Grimaldi

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